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Rubriche » Interviste

 

 

 

 

 

 

 

Interviste

Il Red Setter Club d'Italia presenta una serie di interviste ad appassionati che a vario titolo hanno portato un contributo nel miglioramento della cinofilia nazionale; in considerazione dell'autorevolezza che rappresentano, siamo certi che la loro opinione, se ben meditata, potrà portare beneficio alla nostra razza sotto il profilo del miglioramento zootecnico.

 


 

 

 

Domenico Attimonelli

 

Magistrato, Presidente del Tribunale di Vigevano, ora in quiescenza. Attualmente Presidente della Commissione Provinciale Tributaria di Biella. Cinofilo fin dall'età della ragione è Esperto-Giudice per prove di lavoro per tutte le razze da ferma, da cerca e da riporto. Socio allevatore, titolare dell'affisso "di Castelmerlino". Presidente del gruppo Cinofilo Vercellese. Ha ricoperto gli incarichi di Presidente della Commissione di Disciplina di prima istanza per due mandati e di consigliere eNCI sotto la presidenza dell'avv. Giovanni Radice. Consigliere, come rappresentante di minoranza, nel Consiglio presieduto dall'ing. Giuseppe Fiore, è stato Presidente dell'ENCI per due mandati dopo la fine della gestione commissariale.

 

Domenico Attimonelli
(foto Domenico Attimonelli)

D. Dopo un periodo “sabbatico” lei ha presentato una sua lista ed è riuscito ad entrare in Consiglio direttivo insieme a due amici che hanno condiviso la sua fatica elettorale. Perché si è rimesso in pista?

R. L’ ho fatto perché ritenevo e ritengo indispensabile almeno tentare di cambiare profondamente la vita associativa, che ormai da troppo tempo vive la vita asfittica di chi rilascia deleghe in bianco e si disinteressa totalmente di come viene amministrato l’ Ente, salvo poi lamentarsi delle anomalie che personalmente ha occasione di verificare e non riflettere che esse sono espressione di un sistema generalizzato. 

 

D. Ma in concreto come si possono cambiare le cose?

R. E’ indispensabile scuotere questo generale disinteresse e ciò si può tentare di fare anzitutto attraverso una modifica del sistema di designazione degli amministratori dell’ Ente. Penso ad una votazione diffusa sul territorio, che garantisca una ben maggiore partecipazione di gruppi e soci allevatori; ad una limitazione temporale dei mandati che si possono assumere consecutivamente; alla possibilità di presentazione di una pluralità di liste senza l’ onere della raccolta di sottoscrizioni; ad un sistema di giustizia associativa garantita da figure esterne al nostro mondo. Tutto questo però non basta se non si prende coscienza, da parte di chi amministra, che ci sono delle regole da rispettare sempre e comunque e non, come si diceva una volta in politica, da applicare ai “nemici” e da “interpretare” per gli amici.
 
D. Quanto sopra sarà sufficiente?
R.  Certamente no, ma è un primo passo secondo me indispensabile. Collateralmente ma non secondariamente occorrerà diffondere tra i soci la cultura dell’ Associazione, muovendo dal concetto che l’ Enci è dei soci e non di chi lo amministra.
 
D. Ritiene che ne esista la concreta possibilità?
R. Lo spero. Iniziando questo cammino abbiamo, con i miei compagni di cordata, dato vita ad un sito Internet e, successivamente, ad una pagina Facebook. Ebbene, questa si è dimostrata sufficientemente vivace da fare bene sperare. E’ vero però che a fronte di una minoranza di interventi che toccano punti di interesse generale, pur partendo magari da negative esperienze personali, la maggioranza si limita ad esporre problemi suoi che non hanno ricadute sul sistema. E a questi che bisogna indirizzare ogni sforzo perché comprendano che i guai dell’ Enci non sono un CACIB negato o un giudizio non condiviso, ma investono la stessa possibilità di sopravvivenza dell’ Ente.
 
D. Venendo a temi a noi più vicini, è soddisfatto di come vanno le cose nella cinofilia venatoria?
R. Ben poco. A rischio di farmi etichettare come sorpassato, sono profondamente convinto che la grande cerca abbia ormai perduto ogni connotazione selettiva e si sia mutata in una disciplina puramente agonistica. Le sue generalizzate dimensioni non mi paiono giustificate da esigenze di reperimento utile delle starne, tanto più che sono pochi i cani che spaziano sul terreno per mentalità trialleristica e molti invece quelli che vanno lontano perché costretti a farlo senza averne la naturale vocazione; basta un po’ di pratica per rendersene conto. Anche le classiche sono ormai agonismo puro ed una riserva di CAC è quasi un’ insulto.
 
D. Si discute se il setter irlandese possa o meno fermare flesso o addirittura a terra a fronte di uno standard che ne descrive la ferma come assolutamente eretta. Lei cosa ne pensa?
R. Questa discussione mi sembra assolutamente oziosa. La ferma descritta dallo standard presuppone condizioni ideali di terreno e di vento. Quando queste condizioni non ricorrono i cani di tutte le razze da ferma sono giustificati se fermano schiacciati o a terra. Sta al giudice valutare le circostanze concrete e trarne le logiche conseguenze, al di fuori di rigidi schematismi che sono assolutamente semplicistici. Quel che invece conta, dopo una ferma schiacciata o a terra, è la prontezza della guidata che sia necessaria per una utile conclusione dell’ azione.
 
D. Come vede la situazione della nostra razza?

R. La vedo sopravvivere (come del resto il Gordon) grazie alla tenacia ed all'attaccamento di pochi appassionati che, senza distinzione di "bandiera", si prodigano nelle esposizioni e nelle prove ma non mi sembrano adeguatamente sostenuti. A mio avviso occorrerebbe per loro, come per altre razze inglobate in società "calderone", una specifica ed autonoma organizzazione, del resto da sempre rivendicata e da sempre negata per ragioni di mero potere.

 

Gianni Bonatto

 

 


   

 

Francesco Trivellato

 
Non credo ci sia bisogno di presentare Francesco agli appassionati cinofili : cinofilo di lunga data, amante soprattutto dei trailler; proprietario di Mirò (Condotto da E. Pezzotta) uno dei soggetti che hanno lasciato un segno indelebile nella Grande Cerca. Essendosi appassionato da tempo anche ai setter irlandesi, oltre che agli inglesi, abbiamo provato a fargli qualche domanda durante una piacevole chiacchierata davanti ad un bel piatto di polenta e capriolo accompagnato da un robusto rosso trentino.

Francesco Trivellato con Yeller (BMZ)
(foto Gianni Bonatto)
D. Francesco, quando ed in quale occasione il tuo primo approccio con il setter irlandese?
R. Il mio primo incontro con il setter irlandese avvenne negli anni cinquanta. Un mio vecchio zio mi portò all’apertura della caccia in Marcesina, sull’altopiano di Asiago: dietro l’albergo omonimo c’era una vasta zona paludosa. Agosto era il tempo di migrazione ed i beccaccini erano numerosissimi. Quello fu il mio primo incontro non solo con i beccaccini ma anche con il cane da ferma e con i setters irlandesi.
 
D. Quali sono le cose che ti colpirono e che suscitarono in te l’interesse per l’irlandese?
R. L’eleganza, la dolcezza e la distanza a cui i cani di mio zio avevano fermato il selvatico.
 
D. Hai usato, o usi ancora, un irlandese a caccia?
R. Da allora, dalla mia prima licenza, ho sempre avuto un irlandese a casa mia. I rossi che io ho posseduto hanno sempre avuto una grande passione per il riporto. Consiglieri agli amici di fare in modo che il cane possa riportare solo se ha fermato, quindi niente ferma niente sparo. L’allievo capirà subito che senza ferma non avrà la soddisfazione del riporto.
 
D. Tu sei stato e sei una persona molto inserita nel mondo delle prove, in particolare con i setter inglesi, con i quali hai ottenuto e stai ottenendo notevoli risultati (vedi Mirò), quali caratteristiche comportamentali differenziano le due razze?
R. Nei tempi passati c’era una grande differenza fra irlandesi e inglesi. Su una cucciolata di dieci rossi solo alcuni (uno o due) avevano doti naturali, gli altri erano cani destinati a tener buona compagnia al proprietario. Solo in questi ultimi anni questa differenza è stata risolta con lo sforzo di appassionati che hanno importato irlandesi dall’estero. Altra differenza la sensibilità degli irlandesi rispetto ad altre razze durante il dressaggio. Non voglio comunque generalizzare in quanto ogni cucciolata fa storia a sé.
 
D. Cosa ci dici di Camp.it.Eur.Int. Artù, allevato da te e condotto da Gianni Bonatto, vincitore in Francia del Campionato Europeo  davanti a quattro cani francesi?
R. Artù è stato un cane trascuratissimo all’inizio. Quando lo cedetti a Gianni Bonatto pensavo fosse impossibile mettere in evidenza le sue doti. Lo chiamai Artù in quanto in mezzo ad una cucciolata di quattordici soggetti, lui per atteggiamenti, carattere e naso si era immediatamente distinto.
 
D. Quale e quali sono stati i soggetti che maggiormente ti hanno impressionato negli ultimi vent’anni?
R. Sicuramente parlando dei miei soggetti Finlay des Serres Florence e Fly Away de la Radazerie che acquistai assieme a Flika dalla signora Poillong. Fly e Flika erano due sorelle, Fly molto superiore a Flika. Dei cani visti cacciare ed alle prove, Moanruad O’Moy di Pacagnella per le doti e corrispondenza allo standard. Questo per il passato, oggi sono un fan di Kocis BMZ che se fosse stato di mia proprietà avrei affidato a Pezzotta per competere in grande Cerca. Ernesto quando lo aveva visto era entusiasta e lieto di poterlo eventualmente condurre.
 
D. Come socio del Red Setter Club d’Italia, conoscendo il lavoro che il Club sta facendo per la razza, ti senti di dare qualche consiglio o proposta?
R. Come socio del Red Setter Club d’Italia devo dire che il mio consiglio è continuare su questa strada. I risultati stanno dando ampiamente ragione a chi con enorme passione e sacrificio si dedica a questa razza. Il mio desiderio più grande sarebbe che in Italia ci fosse un unico gruppo della stessa.
 
D. Cosa suggerisci agli utilizzatori di questa razza?
R. Agli utilizzatori della razza suggerirei di non aver fretta nel far emergere le doti dei loro cuccioli, di far loro incontrare quanta più selvaggina buona possibile ed abbatterla affinché l’istinto naturale e la passione possano risaltare e non essere soffocati da troppi comandi. Pensare di metterli sul terreno ed alla correttezza solo dopo.
 
D. In prospettiva, come vedi il futuro prossimo in Italia dell’irlandese?
R. Sono sicuro che con il gruppo di appassionati esistente in Italia il futuro dell’irlandese sarà sempre più soddisfacente e radioso. Ciò anche per il numero di femmine di grande qualità presenti in Italia.
 
D. Francesco, per concludere, non hai un aneddoto da raccontarci?
R. In occasione del ritiro di tre cuccioli a Chatre dove avevo appuntamento con la signora Poillong, incontrai un signore: dresseur? Amatore? Concorrente al Campionato d’Europa? Saputo che avevo ritirato oltre alle due sorelle Flika e Fly Away anche Finlay des Serres Florence mi disse:”Lei ha un cucciolo che sarà uno dei migliori irlandesi nei prossimi anni in Europa, mi raccomando ne abbia tanta cura!”. Mi piacerebbe fargli sapere che aveva avuto assolutamente ragione. Come poi sia riuscito a rovinare quel grandissimo cane lo racconterò agli amici alla prossima occasione…

 

Grazie Francesco per la tua cortesia e disponibilità nonché per quanto hai fatto e potrai ancora fare per i nostri cani.
 
Gianni Bonatto
 

 
 

Maurizio Meneghini

 

In una bella giornata di inizio Settembre ci troviamo a casa dell'amico Roberto Zanarella per incontrare Maurizio Meneghini, grande appassionato cinofilo Padovano che da tanti anni alleva e conduce,  soprattutto, setter inglesi e pointer e che da ultimo s’è appassionato del setter irlandese.

 

Maurizio Meneghini con alcuni dei suoi amati "rossi"
(foto Roberto Zanarella)

D. Maurizio, da quanti anni e come è arrivata questa passione per l’irlandese?

R. Andavo a gareggiare su beccaccini in Normandia – parliamo di dieci anni fa – ed ho iniziato a vedere  i primi cani rossi nei marais (prati allagati dall'acqua, ndr); ho visto subito che avevano una marcia in più e da lì è venuta la voglia di portarne a casa uno per vedere. Sono cani differenti dal normale, sono molto appassionati, vanno forte e non temono l’acqua; per noi che amiamo la caccia al beccaccino questo può fare la differenza:  con i pointer, per esempio, il freddo può essere un problema; il setter inglese, invece, ha altri problemi; l’irlandese col suo sottopelo e, soprattutto, la sua passione, non ha problemi. Poi ha un modo di “tirare” (filare, ndr) i beccaccini sull’emanazione senza paura di mandarli via: sfida il beccaccino. Questo è il modo giusto per approcciare a questo selvatico; il beccaccino, sennò, ti mette sotto: ti fa’ fermare in bianco e ti mette sotto il cane, “te lo distrugge”. Questi cani invece hanno quello spirito di… quel coraggio di andare avanti; magari spingono un po’ di più le prime volte, pero’ dopo hai un cane che non ferma in bianco, lui va, va, va e resta lì e c’è il beccaccino.

 

D. Alle parole di Maurizio, sembra quasi di vederlo questo irlandese che fila nel vento alla ricerca della giusta emanazione che lo porterà a concludere con sicurezza! Proviamo ancora a chiedere: Maurizio, qual è stato il primo dei cani importanti che hai avuto?

R. Qualche anno fa vidi una femmina, Runnie del signor Bernard; parlai con Bernard che mi disse: “guarda, fra un anno faccio la cucciolata se ne vuoi uno …” . Di fatto, dopo 6-7 mesi arrivò la telefonata ed io andai a prenderlo; anzi, prenderli, perché ne portai a casa tre!
Tre fratelli della stessa cucciolata: uno è andato a finire a Brescia; uno dal signor Bonatto (l'Arrow du Bradner, fresco di un 2° ECC.ris. Cac in caccia a starne in Serbia, ndr); ed uno è rimasto a me: l'Asper.
Ho cominciato con ‘sti cagnolini a tirarli su; sono un po’ diffidenti, però dopo si attaccano bene e danno delle soddisfazioni molto molto importanti, proprio un vero amico; cacciano bene con la testa alta… a me piacciono, insomma...

 

D. Proviamo a saperne di più dell'esperienza di Maurizio con l'irlandese; Maurizio, molti dicono che l’irlandese sia un cane difficile da un punto di vista caratteriale, a volte un po’ troppo sensibile, altre volte poco solido nella ferma: la tua esperienza qual è stata?

R. La mia esperienza mi dice che fino ai due anni è così; l'Asper “tirava” e faceva sempre un passetto oltre;  adesso invece “tira” fino al posto giusto, è un cane perfetto praticamente.

Quindi sono cani che, forse, vanno aspettati un po’ di più rispetto, ad esempio, al setter inglese?

Sì! l'Asper l’ho visto “scoppiare” proprio intorno ai 4-5 anni; cacciare, ricordarsi i posti, andare per conto suo. È cambiato completamente dai 2 ai 4 anni, non si riconosce più. Io vado solo a caccia, d’inverno, sui beccaccini nelle nostre zone; faccio il giro, lui sa i posti… e si ricorda da un anno all’altro dove ha preso il beccaccino! Poi è simpaticissimo, sensibile, ti viene vicino con delicatezza; non ti tocca, aspetta che lo tocchi tu… insomma sono tutte cose piacevoli…

 

D. Maurizio, con l'Asper ci fai solo la caccia al beccaccino, oppure anche dell'altro?

R. Solo il beccaccino, perché lui è nato per il beccaccino. Per lui il beccaccino è una passione forte! Anche se devo dire che l’anno scorso in Serbia siamo andati a cotorni e con mio fratello abbiamo visto cose mai viste, anche se lui non aveva mai incontrato i cotorni. Eravamo a 1200 metri e lui faceva delle tirate anche di 150 metri! Su in montagna ho visto delle cose  mai viste; non so se andavano via  di pedina … sta di fatto che lui, a testa alta, ti portava là. Meraviglioso! ‘Ste cose qua non ce ne vogliono venti; quando a caccia te ne ha fatte una o due, con le condizione climatiche giuste, sei già apposto. Quel giorno abbiamo preso due cotorni su due ferme sue con delle “tirate”! … poi ho detto basta; lasciamoli qua, che sono uccelli che ha fatto Dio.

 

D. Che dire, caccia vera!
Proviamo ora a capire cosa ne pensa Maurizio dell'addestramento del nostro irlandese; Maurizio, a volte sembra che questi cani fermino meglio la selvaggina naturale piuttosto che la selvaggina posata: cosa ne pensi?

R. Sono d'accordo, molto meglio. Io con le quaglie ho provato: non vado a posarle con le mani al momento dell’utilizzo; vado la sera prima sul campo e le lascio andare un po’ qua un po’ la per non manipolare niente, però al cane non interessano … sente che non è selvaggina autentica. Anche i fagiani … non gli interessa niente. Il beccaccino, il frullino, il cotorno …. ovunque sia andato su selvaggina vera, lì ho visto veramente scatenarsi in lui quell’istinto di vero cacciatore: sfrutta  l’aria molto bene, capisce subito come deve mettersi. Questa è la mia esperienza.

 

D. E dopo l'Asper?

R. Due figli, un maschio e una femmina, anche loro stesse caratteristiche: li vedi filare ma non su una quaglia o su un fagiano; sulle passere in mezzo al prato. La cagnetta, ad esempio, a 50 metri ferma, rimonta, cosa c’è? Vai là e partono sei-sette passere e partono a 30 metri davanti! Incredibile, perché magari pensi le abbia viste volare da un posto all’altro e invece no, tira col naso. Anche questi due cuccioli con lo stesso carattere, forse un po’ più duri; sulla macchina salgono volentieri quando l’anno conosciuta bene: devono prima conoscere tutto. All’inizio, da piccolini, è molto importante fargli fare una buona socializzazione. Questa è la mia esperienza.

 

D. Sempre a proposito di esperienza, proviamo a chiedere a Maurizio quale sia – a parer suo – la differenza tra il setter irlandese e le altre razze britanniche.

R. La differenza?… l’intelligenza; sull’irlandese spicca, è un cane molto intelligente… la differenza col pointer è enorme, con il setter inglese un po’ meno ma anche lì la differenza di intelligenza è molta, moltissima oserei dire. Se tu vai in un posto a caccia, da un anno all’altro, dove hai preso un beccaccino e fermi la macchina a distanza, anche a 500 metri, se non stai attento in due minuti il cane è già lì sul posto dove sa lui. Cose che ti restano dentro; ne ho provate a centinaia di cani e a beccaccini, poi, ne ho cambiati non ti dico neanche quanti . Invece, secondo me negli irlandesi, per nove cani su dieci è il primo uccello che gli entra in testa. L'irlandese ci mette un po’ di più a fermare, “tira” 3, 10 volte, prova ad andare sull’animale; però dopo, quando capisce che non si prende, rallenta e va’ in modo giusto e ferma sempre sul selvatico. Con gli inglesi a me è capitato che da giovani fermano subito e vanno bene in tutto; continui a stare attento che non fermino in bianco, quindi a non portarli sulle pasture oppure a non portarli d’inverno quando è freddo, ché l’emanazione è molta meno ed è più facile che i beccaccini partano. Ma accade che i beccaccini partano prima senza che il cane abbia la possibilità di fermarli e questo si “impressiona”; tu vai lì quando l’emanazione è giusta e quello (il cane, ndr) appena sente ferma, resta lì e non guida più. Sono cose molto ma molto importanti perché quando tu vai con un cane del genere, ti fa 5 ferme in bianco, per tutte le emanazioni presenti sul terreno: ferma qua, ferma là, ferma su, ferma giù  e dopo dove c’è lui (il beccaccino ndr) magari “sgnek” se ne va. Invece 'sti cani qua vanno sulle pasture, “tirano” e le passano e sul beccaccino, fermano e tengono; tendono a non fermarsi in bianco, magari rallentano, ma dopo li prendono. Molto importante questo; la ferma in bianco è un gran difetto, grandissimo difetto. Sulle starne la cosa è meno evidente perché c’è meno pastura in giro, ma sui beccaccini, che nella risaia di notte ne fanno di tutti i colori, se ferma in bianco, un cane non lo porti più in giro. Direi che in questa sua capacità di discernimento, l'irlandese è aiutato molto dalla sua potenza olfattiva; la potenza olfattiva è molto importante. Col naso così forte, lui può fare tutto quello che vuole perché si sente sicuro; può andare avanti fino all’ultimo metro perché sa che il selvatico è lì a 30 metri. Il cane che non ha naso non li può fare 'sti discorsi qua.

 

D. Maurizio, un'ultima battuta prima di chiudere: come definiresti l'irlandese?

R. Un grande compagno di caccia con dei grandi mezzi!

 

Ringraziamo davvero Maurizio Meneghini per tutta la passione e l'amore che dimostra per questa razza; persone come lui sicuramente ci aiutano a far conoscere ed apprezzare i nostri cani nel mondo della cinofilia e della pratica “sopraffina” dell'arte venatoria.

 

Il Presidente del Red Setter Club d'Italia

                        Orlando Vari

 

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