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Rubriche » Consulenza veterinaria

 


 

 

Consulenza veterinaria



Il Nostro Coordinatore per la regione Puglia, dott. Salvatore Minna Medico Veterinario, è disponibile per rispondere a richieste di informazioni cliniche da parte dei soci del Club o dai visitatori del nostro sito.


(Foto Orlando vari)


Ricordiamo la possibilità di utilizzare il modulo di comunicazione automatico presente nella sezione contatti (cliccare) per presentare le proprie richieste di informazioni.
 


Galoppo e avidità  ben immortalati in questa immagine del Pluricampione di Lavoro francese
Urtis de la Chaume Rigault (Foto via Pascal Bouée/all. de la Chaume Rigault)

 


 

Leshmaniosi canina

di Salvatore Minna

Per leshmaniosi canina si intende una zoonosi (malattia trasmissibile da animale a uomo) causata da un protozoo (parassita unicellulare intracellulare) appartenente al genere lesmania infantum.
L’agente vettore di tale parassita è un flebotomo o meglio una zanzarina di 2/3 millimetri.
Tale agente è definito ospite intermedio. E’ da precisare che nell’agente vettore il protozoo per diventare infettante effettua una replicazione; quando ciò accade se il flebotomo si alimenta del sangue del cane ed immette attraverso la puntura nella cute il protozoo  può causare la patalogia nell’ospite definitivo (il cane).
Ciò accade perché vi è uno zucchero sulla cute del cane che attira il flebotomo e lo porta ad alimentarsi di sangue.
Anni fa si riteneva che tale malattia fosse confinata al Sud Italia e a tutti i paesi che si affacciavano sul Mediterraneo meridionale (Grecia, ex Jugoslavia, Albania, Turchia, etc.).
Oggi tale patologia forse perché più studiata o più conosciuta o per una movimentazione maggiore dei cani si riscontra più facilmente anche in Nord italia, Francia, Spagna, etc.
Si sa che i serbatoi naturali del protozoo sono le volpi, i ratti (sempre più in aumento) ed in qualche caso particolare i gatti, oltre ai vari canidi selvatici.
Affinchè detta patologia sia presente in un’area geografica necessita di quanto segue:
1)    Flebotomo – definito ospite intermedio. Tale agente vettore non è presente oltre i 900/1000 metri;
2)    Ospite definitivo (cane, volpe, ratti, etc.).
La sintomatologia clinica è molto poliedrica; per una comodità didattica si riscontrano 2 forme, una viscerale e una cutanea.
Nella mia attività di veterinario ho spesso riscontrato la forma viscerale la quale si manifesta con cani che hanno spesso enteriti ricorrenti, stato di dimagrimento continuo, astenia più o meno pronunciata ed enteriti emorragiche.
Ciò implica senz’altro un coinvolgimento più o meno grave dell’apparato enterico; dobbiamo sempre tener presente che in questa patologia vi è un coinvolgimento costante dei reni per cui molto spesso a livello renale vi sono delle lesioni che portano ad un’insufficienza renale di entità variabile con compromissione epatica.
La forma cutanea forse è quella più classica che si può riscontrare in un soggetto, molto spesso vi sono delle alopecie circoscritte a livello oculare (definito cane con occhiali spesso poteva essere confusa con una rogna rossa?).
Alopecie a livello di gomiti con dermatite furfuracea amiantacea non pruriginosa ed onicogrifosi (crescita esagerata delle unghie) molto spesso il cane sembra un cane precocemente invecchiato, alcune volte si possono riscontrare delle alopecie rotondeggianti non pruriginose con forfora a livello di cranio; pertanto in una zona    dove la leshmaniosi non è di casa può essere confusa con delle malattie cutanee causate da acari (rogna).
Le forme più gravi da me viste sono state delle forme cutanee in cui la cute del cane era paragonabile ad un pesce al quale si stanno togliendo le squame; molto spesso questa dermatite furfuracea coinvolge la canna nasale, collo e dorso.
Vi sono altre forme cliniche che esulano dagli schemi classici o dalle due forme succitate e si manifestano con zoppie, con ulcere tondeggianti simmetriche a livello dei due metacarpi di dimensioni simili a quelle della moneta da un centesimo.
Molto spesso vi sono dei cani che hanno una epistassi monolaterale o aumento di volume o consistenza dei linfonodi esplorabili con splenomegalia.
Ricordo ancora oggi un caso curioso di un cane di razza breton di anni 6 circa. Mi era stato sottoposto a visita da alcuni amici perché tale soggetto dopo una breve passeggiata di circa 20 metri al guinzaglio andava in lipotimia.
Clinicamente quel cane non presentava molti sintomi su descritti, solo con l’analisi del sangue immunofluorescenza ed emocromo si è potuto capire che quel soggetto era affetto da leshmaniosi ed era fortemente anemico e ciò non gli permetteva una deambulazione normale.
Effettuate le cure del caso il soggetto si è ripreso quasi normalmente.
Questa è una malattia con sintomatologia poliedrica per cui nelle zone in cui è presente tocca sempre tenerla in debita considerazione.
L’evoluzione clinica è molto lenta, è subdola, in alcuni casi si notano solo cali prestazionali per cani da lavoro, in altri casi il cane a detta del proprietario è più pigro, meno vivace del solito ed in continuo dimagrimento.
E’ una patologia su sfondo autoimmunitario per lesioni renali più o meno marcate, per artriti su base autoimmunitaria, lo stesso dicasi per le miositi causate da questa infezione; senz’altro quando ci troviamo di fronte ad un cane che presenta rinorragia o emorragie a livello enterico queste sono causate da una pancitopenia su base autoimmunitaria.
Oggi si è propensi a dire che vi sono alcune linee di sangue di cane o razze più predisposte a tale patologia; sembra che ciò sia dovuto al coinvolgimento della risposta immunitaria con produzione di linfociti TH1 o TH2.
Detti linfociti vengono prodotti nel momento in cui il protozoo è inglobato nel macrofago e si è notato che la produzione di linfociti TH1 da una risposta cellulo mediata che porta ad esito favorevole della malattia.
La produzione di linfociti TH2 porta progressivamente ad un peggioramento della patologia, non si riesce ancora a capire con precisione perché alcuni soggetti rispondono alla Noxa con formazioni di TH1 invece di TH2, probabilmente vi è un coinvolgimento genetico.
Diagnosi.
Oggi la diagnosi di detta malattia la si effettua con molte tecniche le quali possono essere così classificate :
1)    Diretta. Evidenzia il parassita o gli anticorpi.
2)    Indiretta. Si va a ricercare la sofferenza di organi causata dal parassita.
Diretta.
Puntato linfonodale e relativa colorazione per evidenziare il protozoo, immunofluorescenza (IFI) o test ELISA.
Indiretta.
Elettroforesi proteine ematiche con relativa valutazione della stessa e rapporto fra albumine e globuline o aumento di alcune frazioni del tracciato che possono stare ad indicare delle sofferenze aspecifiche di organo (nefriti).
Formologelificazione : tecnica altamente aspecifica usata qualche anno fa.
Anche un semplice esame di azotemia e creatinemia in presenza di lesioni cutanee possono aiutare nella prognosi del soggetto.
Prevenzione.
Oggi esistono in commercio prodotti spot on e collari che aiutano a prevenire il problema. A mio avviso è molto importante il materiale con cui è costruito il canile e dove il cane deve passare buona parte della sua vita.
I canili, a mio avviso, dovrebbero essere abbastanza ventilati; non avere anfratti o cucce in tufo in quanto in tali nascondigli si può annidare molto facilmente il flebotomo le cui dimensioni sono di 2/3 millimetri e soprattutto non vi deve essere presenza di acqua stagnante sia nei box che nelle vicinanze del canile.
Ho sempre notato che canili costruiti sotto il riparo di alberi e con gocciolatoi per irrorare piante erano il ricettacolo ideale per tale patologia.
Effettivamente l’uso di canili più ventilati e mezzi di prevenzione come collari o spot on ha migliorato molto la prevenzione di questa malattia.
Terapia.
1)    Antimoniali
2)    Allopurinolo
3)    Chetoconazolo
4)    Levamisolo
5)    Miltefosina
Questi farmaci non sono elencati in ordine di importanza ma in ordine di comparsa sul mercato e relativa sperimentazione.
Oltre a queste molecole si possono usare anche altre terapie di supporto per aiutare eventuali organi in sofferenza compito questo demandato alla professionalità dei miei colleghi.
Il rimedio definitivo è nella scoperta di un vaccino preventivo ancor più importante ove si consideri che tale patologia colpisce anche la razza umana.

 


 

Richiesta informazioni: quanti pasti per un cucciolo

  • Buongiorno,
    da 20 giorni ho un bellissimo cucciolo di setter irlandese,non vado a caccia ma lo porto fuori spesso a scorazzare nei campi.quando e arrivato era abituato con 3 pasti giornalieri.ora do crocchette dott.piccioni per cuccioli taglia grande 120gr.al pasto,pero da 3 gg. alla mattina ne fa un assagio poi basta.e meglio fare 2 pasti al gg.di 180gr ho mi consigliate altro?ARGO sta benissimo gioca e corre nei campi e sta crescendo bene do anche fermenti lattici toto carrot del dott.piccioni e cerevit plus che ha propieta naturali del lievito di birra secco con germe di grano idrosalati di pesce marino calcio e fosforo consigliatomi da un allevatore per la bellezza del pelo e altro.gradirei una vs. risposta in merito cordiali saluti, Enrico.

Risposta:

  • Caro Enrico,
    credo che il numero di somministrazine di pasti al tuo cucciolo sia esatto, tale numero si pasti va mantenuto fino a sei mesi circa poi è necessario scendere a due pasti giornalieri e, intorno all'anno circa di età scnedere ad un pasto giornaliero; consiglio di non utilizzare eccessive dosi di calcio come intergarzione oltre al mangime poichè in quest'ultimo etto sale minerale è già presente in una proporzione sufficiente al fabbisogno dell!animale.
     
Distinti saluti, Salvatore Minna
 
 
 

 
 

Richiesta informazioni: lacrimazione dell'occhio

  • Salve! E' da molto tempo che seguo il vostro sito con particolare interesse, siete davvero gentilissimi a rispondere ad ogni domanda.
    Vi scrivo per chiedere informazioni riguardo al mio cucciolotto di setter irlandese di un anno acquistato dall'eccellente allevatore Candido Borghetti di cervia.
    Purtroppo ogni 3-4 giorni (soprattutto nel periodo invernale) gli piangono gli occhi in maniera molto evidente.. utilizzo un collirio per cani che li per li gli risolve il problema, però dopo pochi giorni si ripresenta... dite che potrebbe avere una conformazione sbagliata degli occhi?
    L'altro mio setter irlandese non ha mai avuto problemi di questo genere.

    In attesa di una vostra gentilissima risposta porgo i migliori saluti! Andrea.

Risposta:

  • Caro Andrea,
    ho letto la tua domanda inerente al tuo cucciolone di setter irlandese acquistato da circa un anno il quale presenta un'epifora bilaterale persistente da alcuni mesi . Personalmente penso che sia necessaria un'ispezione accurata del globo oculare e dei suoi annessi (palpebre , terza palpebra e relative ghiandole). Generalmente questo problema potrebbe essere causato da un Entropion bilaterale più o meno marcato (per Entropion si intende rima palpebrale rivolta verso la sclera), ciò causa una irritazione dell'occhio con relativa lacrimazione . Un'altra causa potrebbe essere l'infiammazione cronica della ghiandola della terza palpebra oppure a un'ostruzione del dotto lacrimale (è un dotto che drena le lacrime dall'occhio e le convoglia in cavità nasale) . Quanto sopra descritto può essere verificato mettendo della fluoresceina (colorante verde) nell'occhio del cane e pazientando qualche minuto (3/4 max) si noterà la fuoriuscita dalla narice del colorante verde in caso il dotto sia funzionante . Un'altra patologia assimibilabile ai sintomi da te descritti potrebbe essere la presenza di cisti dermoidi al livello della sclera ; però giustamente anche una semplice congiuntivite batterica potrebbe presentarsi con un'epifora.

    Cordiali saluti, Salvatore Minna


Comunicazioni:

  • Chiedo scusa alle signore Arianna e Luisa per non aver risposto alle loro domande inquanto impossibilitato per motivi di salute ; altrettanto dicasi al signor Luigi Mascolo. Spero che quanto mi è stato richiesto sia stato risolto in modo brillante dai colleghi ; in ogni caso tengo a precisare che quanto io scrivo è solo un modo personale di vedere un problema e in nessun modo penso di sostituirmi all'operato del professionista che segue il vostro cane.

Salvatore Minna

 


 

Richiesta informazioni: Leshmaniosi canina

  • Egr. Dr. Minna,
    sono Paolo Cozzolino, un socio del Red Setter Club. Ho letto con interesse il suo articolo sulla Leishamia e voglio esporLe il caso di una mia cagna irlandese di 5 anni, colpita da tale malattia. Appena diagnosticata, agli inizi di aprile 2008, il mio Veterinario ha iniziato la cura con il Glutantime, ma, a ciclo ultimato (un intero mese), non si era evidenziato alcun segno di miglioramento. La cagna aveva perso il pelo su gran parte del corpo e sulla pelle si erano sviluppate formazioni di dermatiti con croste e abbondante forfora, il tutto accompagnato da un indebolimento organico che lasciava ritenere ormai vana ogni possibilità di recupero. Come estremo tentativo abbiano iniziato una nuovo trattamento con il Milteforan che, già dopo pochi giorni dall’avvio della cura, ha dato i primi favorevoli riscontri, proseguiti poi per tutto il ciclo. Nel mese successivo la cagnetta ha poi riformato il pelo, con contestuale scomparsa delle incrostazioni cutanee . Agli inizi di luglio, aveva recuperato una perfetta forma fisica che ha mantenuto nel periodo di caccia, anche dopo diverse ore di lavoro, e che mantiene tuttora senza manifestare cenni di stanchezza né di deperimento organico. Le riporto di seguito alcuni risultati delle analisi di laboratorio: -analisi del 07/04/2008: ricerca anticorpi: 1/320 -analisi del 23/09/2008: ricerca anticorpi:1/160; ( 4 mesi dopo il ciclo Mlteforan) -analisi del 26/02/2009: ricerca anticorpi: Neg(minore di 1/80) Tanto premesso, pur ritenendo che non esiste certezza di risposta, gradirei gentilmente un Suo parere sui seguenti punti: -qualora futuri controlli evidenziassero ancora valori negativi di anticorpi, potrei far coprire la cagna, o sussiste la possibilità che il debilitamento connesso alla fase di gestazione possa favorire una nuova insorgenza della malattia?; -può statisticamente escludersi il rischio di trasmissione ai cuccioli nella fase di gravidanza ed anche una potenziale predisposizione alla malattia durante la loro vita? La ringrazio per le informazioni che vorrà fornirmi e, qualora lo ritenesse opportuno, potrà portare il caso a conoscenza degli amici del Club.

Cordiali saluti, Paolo Cozzolino


Risposta:

  • Caro Paolo Cozzolino,
    proverò a rispondere alle tue domande secondo le mie informazioni e dal mio punto di vista strettamente personale. La prima cosa che io farei alla tua cagna se fosse mia è l'applicazione di un collare anti-lehismania; perchè a mio avviso è capitale che la cagna non venga più punta dalla zanzara, e solo con l'applicazione del collare, in caso vi sia una recidiva (speriamo di no) possiamo imputare ciò al farmaco usato che non ha eliminato  tutti i parassiti presenti nell'organismo del cane. In questo modo si esclude una secona infezione per puntura del soggetto da parte del flebotomo; proverei a bonificare l'ambiente dove vive la cagna e poi come ultima considerazione è da tener presente che vi sono delle predisposizioni genetiche verso questa malattia , date da risposte immunitarie pilotate da fattori genetici. Che io sappia non avviene una trasmissione trans-placentale nella cagna per cui dal punto di vista di avere cuccioli infetti starei tranquillo. Più complicata è la risposta al tuo secondo quesito. Il farmaco usato per la cura riporta come controindicazione "non usare nei riproduttori" (può dare delle malformazioni fetali). Questo è quanto riportato anche in diversi studi effettuati i quali parlano di non usare il prodotto in gravidanza. A mio avvisoio con la tua cagna mi comporterei in questo modo se proprio vuoi tentare di avere una cucciolata : innanzitutto non coprirei la cagna prima di un anno e mezzo dall trattamento e dalla scoperta della malattia. Fissata la data dell'ipotetico  calore da sfruttare per la gravidanza farei dei controlli periodii per funzionalità renale ed epatica. Sarebbero consigliati anche dei controlli bimestrali, dal momento dell'infezione a quello dell'accoppiamento, con titolzione anticorpale a mezzo ifi e due o tre controlli in un anno e mezzo con PCR (questa prova ti quantifica U/L di parassita). Fatto ciò io sottoporrei la cagna a tre mesi prima del calore utile alla copertura a terapia con allopurinolo e contemporaneamente nello stesso periodo praticherei delle punture di Ascarile : 2ml ogni 15 giorni per due/tre mesi. Cosa che non trascurerei anche è una ricerca di parassiti nelle feci in ogni caso in corso di gravidanza darei un vermifugo ad ampio spettro alla cagna. Ricapitolando se la cagna presenta valori epatici e renali nella noma, se ifi e PCR danno valori nella norma proverei ad accoppiare la cagna (tutto ciò deve avvenire sotto stretto controllo di un veterinario). Tengo a precidsare che con la mitelfosine la percentuale di recidiva è molto bassa (4/5% nei primi due anni).

Distinti saluti, Salvatore Minna


Richiesta informazioni: ustione da ghiaccio

  • Buongiorno,
    la mia cagnolina circa 4 settimane fa è scivolata sul ghiaccio provocandosi una lesione superficiale nella parte inferiore vicino alla pancia. Mostra un arrossamento e non ha più il pelo, ancora ora dopo un mese continua a leccare la zona, anche se non mostra lamenti di nessun genere. E' normale un decorso così lungo? che cosa  mi consiglia di fare?
    La ringrazio...
    Samy e Luna (la mia cagnolina!).

Risposta:

  • Cara Samy,
    penso che la tua cagnetta possa aver avuto una lesione cutanea causata dal ghiaccio. In seguito si è stabilito un meccanismo infiammatorio cronico ma non grave che porta a leccarsi l'area interessata . Come conseguenza vi è un' alopecia che sicuramente andava curata (o va curata) con antibiotici e cortisonici. Il pelo dovrebbe ricrescere se non vi è stata la distruzione del bulbo pilifero o da causa primaria (scivolata sul ghiaccio) o dal continuo leccamento.

     

 Distinti saluti, Salvatore Minna

 


 

Richiesta informazioni: il veterinario giusto 

  • Cristina.
    Save, ho un cucciolo di setter di appena tre mesi. Il mese scorso l'ho portato dal veterinario per una visita di controllo e per effettuare il primo vaccino.
    Io sono di Milano e mi sono rivolta a un veterinario indicato da un'amica nulla di più, tuttavia non mi sono trovata per nulla bene, l'ho trovata un po' incompetente e con una parcella troppo salata.
    Volevo sapere se per caso sapreste indicarmi una buona clinica veterinaria nei pressi dell cittàà o un ente a cui rivolgermi per un consiglio. Grazie.

Risposta:

  • Cara lettrice,
    sono spiacente di informarti che purtroppo non sò davvero come aiutarti poichè non ho conoscenza delle strutture veterinarie presenti nel tuo territorio.
    Se necessiti di una consulenza veterinaria sono a tua disposizione al numero telefonico 337/825825 .


Distinti saluti, Salvatore Minna

 


 

 Richiesta informazioni: crisi epilettiche 

  • Buongiorno a tutti, avrei bisogno di alcune informazioni riguardanti possibili contatti con veterinari specializzati in disturbi di carattere epilettico.
    La mia famiglia ha da 7 anni un setter irlandese di nome Gulliver (batezzato da me) al quale mio padre è affezionatissimo come lo siamo tutti in famiglia.
    Purtroppo da 6/7 mesi soffre di attacchi epilettici che si alternano da forti a meno.
    D'accordo con i veterinari della zona gli stiamo somministrando dei calmanti/ansiolitici in dosi giornaliere e controllate in base alle manifestazioni di questi attacchi.
    Non abbiamo effettuato ancora nessuna TAC, un pò per paura di venire a conoscenza di un possibile tumore alla testa e un pò con la speranza che questi attacchi finiscano di comparire.
    Vi sarei grata di consigliarmi in merito a possibili contatti con veterinari o medici specialisti in questidisturbi. 

V.V.

 Risposta:

Cara visitatrice,
rispondo alla sua richiesta di chiarimento in merito alle crisi epilettiche che colpiscono il suo setter irlandese.
Per definizione tale patologia è nota come: sindrome con attacchi convulsivi non associata a malattia endocranica progressiva.
Tale sindrome può essere di tipo ereditario o primario o secondario ad anomalia celebrale statica.
Tengo a precisare che il cane in suo possesso per un caso statistico rientra tra quelle razze colpite da tale sindrome.
Posso anche rassicurarla dicendole che escluderei con alta probabiltà un eventuale tumore al cervello del soggetto per due motivi precisi: 

  1.  Mi sembra di capire da quanto da lei scritto che il suo cane presenta degli episodi convulsivi alternati a comportamenti del tutto normali; ciò mi porta ad escludere un problema compressivo causato da una eventuale massa nel sistema nervoso centrale, infatti tale compressione porterebbe a sintomi nervosi persistenti e ad una sintomatologia neurologica (incoordinazione motoria...).
     
  2.  Inoltre, a distanza di 6-7 mesi dalla comparsa dei primi sintomi convulsivi causati da una eventuale massa celebrale, ci dovrebbe essere anche una compromissione generale dello stato di salute del cane (dimagrimento, pelo meno lucido, ecc...).
    In ogni caso tale soggetto dovrebbe essere sottoposto ad una visita neurologica, ad indagine ematologica, ad analisi delle feci ed eventuale TAC in caso di sintomi neurologici positivi.
    Come terapia le consiglierei quanto segue:
  • Monitorare gli attacchi con un diario giornaliero appuntando gli episodi convulsivi e alla frequenza degli stessi nell'arco giornaliero.
     
  • Mi preoccuperei di allontanare il cane da oggetti contundenti nel momento in cui esso sia in crisi convulsiva per evitare contusioni più o meno gravi.
    Tali convulsioni si possono sedare con del Valium inoculato per via rettale (tipo clisma) vista la difficoltà che può presentarsi nel reperire la vena in tali circostanze.
     
  • La terapia da improntare prevede l'uso di Fenobarbital a cui può essere associato del bromuro di potassio, ma sicuramente dei colleghi già provvederanno alla cura del suo cane.
    In questa patologia quando viene impiegato del Fenobarbital è importante, dopo circa 3-4 settimane di somministrazione a pieno dosaggio, calcolare il livello ematico di Fenobarbital e diminuirlo o aumentarlo con la somministrazione giornaliera a seconda della dose riscontrata nel sangue.
    Seguendo la ciclicità degli episodi convulsivi, paragonandola alla precedente e dosando il farmaco a livello ematico, si potrà riscontrare un notevole miglioramento del soggetto che potrà fare una vita quasi normale.

Auguri Gulliver! Salvatore Minna

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